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Stessa modalità, stesso fine: un cryptolocker infetta la vostra macchina, rende inutilizzabili i vostri file e l’unico modo per recuperarli è quello di pagare 300 Dollari in Bitcoin per ottenere la password di sblocco.

Questo è ciò che ha fatto Wannacry un mesetto fa, ed è quello che fa anche Petya, un cryptolocker già noto che però è tornato alla ribalta, leggermente modificato (Petrwrap, o un nome simile) in modo da non soffrire delle stesse lacune che hanno reso Petya abbastanza semplice da aggirare.

Come per Wannacry, Petr*qualcosa* sfrutta le falle del sistema SMB di Windows, il noto exploit EternalBlue, al quale però ha aggiunto anche la diffusione mediante e-mail, metodo sicuramente più classico ma efficace cavallo di troia per gli utenti meno attenti.

L’infezione sembra essere di origine Russa, e infatti la maggior parte delle infezioni si sono riscontrate, per ora, in Ukraina; anche il metodo di propagazione tramite phishing via e-mail sfrutta messaggi scritti in Russo, segno che comunque una certa impronta di stivalone Sovietico è tangibile.

Fate attenzione alle e-mail da mittenti non conosciuti, soprattutto se firmano “Svetlana” o “Irina”, o presentano caratteri in Cirillico, falci e martelli, vodka, colbacchi di pelliccia e guglie del Kremlino 😉

Ah si, e leggetevi le solite raccomandazioni, che sono quelle dell’articolo su Wannacry.

Su Punto informatico qualche info più approfondita.

 

Hai letto fin qui? Sul serio? Allora forse ti sono stato utile!

About 

Da quando avevo 8 anni ho sempre giocherellato con qualcosa anche solo vagamente simile a un computer. Attualmente faccio il system administrator su sistemi Windows/Mac/Linux/Qualsiasi, ma in passato ho lavorato anche come illustratore, musicista, webdesigner e pubblicista, e mi sono divertito abbastanza, direi. Ciò non toglie che non svolga queste attività anche ora, solo che dalle 9 alle 18, faccio il system administrator. Tutto qui.

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