Il furto di dati ad Unicredit: perchè preoccupa, e perchè no

Il furto di dati ad Unicredit: perchè preoccupa, e perchè no

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La notizia di ieri, vista nell’ottica del soggetto (Unicredit, una delle banche più grandi), dell’argomento (furto di dati) e del numero (400.000 utenti), potrebbe far sorgere qualche preoccupazione nelle menti dei meno smaliziati.

E invece NO, o meglio NI: il fatto è grave e su questo non ci piove, ma non è così preoccupante nel breve e medio periodo, e soprattutto è quasi matematicamente escluso che vi possano essere dei prelievi non autorizzati dai conti correnti degli utenti.

Un bell’articolo, con tanto di pareri di esperti di sicurezza informatica di diverse aziende note (ESET, Symantec, Darktrace ed altri) chiarisce molto bene quali sono i reali rischi di questo furto di dati; l’articolo lo potete leggere dal sito ADNKronos, qui.

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Cyber spionaggio: cosa è (già) successo e alcuni consigli di sicurezza

Cyber spionaggio: cosa è (già) successo e alcuni consigli di sicurezza

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La vicenda non è nuova: sono ormai diversi anni che non si fa altro che parlare di sicurezza informatica, cyber spionaggio, botnet, malware e simili. Paesi e personaggi di rilievo emersi negli ultimi anni sono stati Angela Merkel, Obama, la NSA, il caso DataGate, Edward Snowden, Julian Assange (e di conseguenza Wikileaks) e molti altri. Date un occhio ai links, troverete molto materiale da leggere 😉

Ma oggi, la notizia ci riporta in casa e più precisamente nella capitale: in breve, come riporta Repubblica (e il Sole24Ore, il Corriere, il Fatto Quotidiano, il garzone della salumeria…) è stata scoperta una simpatica botnet, che per anni ha raccolto informazioni riservate prelevate da sistemi informatici sia dello stato che privati. Nel mirino sono finiti parecchi personaggi di spicco del mondo della finanza, politici e militari (Renzi, Draghi, Monti, La Russa…) e non hanno risparmiato nemmeno il Vaticano, intercettando il cardinale Ravasi. La lista dei nomi la potete trovare sui siti poc’anzi menzionati, e suppongo che col passare del tempo non possa far altro che allungarsi.

Ma il vero nocciolo della questione è: come ci sono riusciti? E come cercare di evitarlo? I responsabili sono due fratelli, Giulio e Francesca Maria Occhionero (45 e 49 anni), e i giornali non mancano di sottolineare come Giulio sia ingegnere nucleare, come se questo fosse un requisito (o quantomeno un vantaggio) rispetto ad un comune mortale con il semplice diploma di maturità. E già qui mi indispettisco un pò, perchè l’informazione data è quantomeno fuorviante; a voler pensare bene (cosa, per me, abbastanza rara), il messaggio che traspare è quello che “per fare queste cose devi essere uno DAVVERO in gamba, mica un pincopallino qualsiasi”.

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Videocamera di sicurezza a prezzo (quasi) zero con Alfred

Videocamera di sicurezza a prezzo (quasi) zero con Alfred

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Un nome amichevole e un’icona che ricorda il classico maggiordomo anglosassone, ma più sorridente: Alfred è un’app disponibile per dispositivi Android ed Apple, ed il suo scopo principale è quello di trasformare qualsiasi cellulare in una telecamera di sicurezza, controllabile da remoto da qualsiasi altro dispositivo (computer incluso). Prima di parlare della mia personale esperienza con questa App, sottolineo fin da subito che Alfred è gratuito (con pubblicità, ovviamente) e che, anche in versione gratuita, non ci sono limitazioni di utilizzo. E’ un dettaglio non di poco conto, perchè sugli App Store (di Google e di Apple) sono presenti moltissimi software molto simili ad Alfred, ma la maggior parte sono a pagamento, oppure non funzionano altrettanto bene, o non funzionano per niente. Mi sono imbattutto in Alfred quasi per caso, dopo aver provato altri software (come WardenCam, che prometteva molto bene ma stranamente non ha funzionato affatto, nemmeno sotto copertura Wi-Fi; magari a voi funziona… link su App Store, link su Google Play). Il presupposto di base di Alfred è che ognuno di noi, quasi sicuramente, ha un cellulare che non usa abbandonato in un cassetto. (altro…)

La Mela spiona: anche Apple non si fa gli affari suoi

La Mela spiona: anche Apple non si fa gli affari suoi

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Leggendo qua e la si notano parecchie notizie inerenti la sicurezza informatica; dopo il famoso Datagate che coinvolge l’agenzia statunitense NSA e “gola profonda Edward Snowden“, si sono moltiplicate le notizie su sicurezza, intercettazioni e privacy. Resto sempre dell’idea che l’italiano medio, alla parola “NSA” risponderebbe con un “no, grazie, non fumo”, ma probabilmente sono solo scettico/cinico.

Fatta la premessa, arriviamo al punto: sembra proprio che anche Apple, zitta zitta, abbia disseminato il suo sistema operativo iOS con diverse Backdoor, che lascerebbero libero accesso ai dati degli utenti. E stiamo parlando di circa 600 milioni di dispositivi, mica noccioline. Ma prima di gridare “al lupo al lupo”, occorre spiegare subito che la questione è si grave, ma non stiamo parlando di una catastrofe nucleare.

Con parole molto simili l’autore della scoperta Jonathan Zdziarski ammonisce diverse testate on-line che hanno gonfiato e manipolato la notizia per creare scalpore, e sul suo blog riprende la discussione più volte e chiarisce meglio la questione. Il primo post è datato 9 Giugno, da li in poi ce ne sono altri.

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Il Cinafonino che ti spia

Il Cinafonino che ti spia

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La notizia non è recentissima, ma di sicuro è una di quelle notizie che è meglio diffondere. Sembra infatti che un particolare Cinafonino, lo Star N9500, si sia rivelato un cellulare spia, capace quindi di intercettare informazioni sensibili (password, account bancari e perfino telefonate ed SMS) a totale insaputa dell’utente.

La notizia è stata diffusa dal sito web della BBC, in seguito all’allarme lanciato dalla società di sicurezza G-Data (ecco la notizia nel loro sito). Il trojan è camuffato da normale applicazione, in questo caso come Google Play Store, applicazione onnipresente e che quindi non desta alcun sospetto. Alcuni utenti che hanno acquistato il cinafonino in questione, attirati dal design praticamente identico al Galaxy S4 e dal prezzo di circa 130/160 Euro, hanno poi installato l’applicazione antivirus di G-Data e proprio grazie a quest’ultima è emerso il problema. 

Non è ancora chiaro se il produttore Star sia a conoscenza del problema, e se quindi il trojan sia effettivamente installato su tutti gli smartphone usciti dalle sue fabbriche. Dopo la pubblicazione della notizia, eBay è stata contattata e, apprese queste informazioni, ha sospeso le vendite relative ai cellulari Star modello n9500. Amazon non ha intrapreso azioni simili, tanto che attualmente ci sono ancora degli smartphone e dei tablet disponibili all’acquisto.

Il problema non è però isolato: Microsoft, nel 2012, denunciò un fatto simile, accusando alcuni produttori Cinesi di aver inserito dei trojan in alcuni computer che avevano Windows preinstallato (fonte della notizia qui). (altro…)

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