Hostgator vs Siteground, hosting a confronto

Hostgator vs Siteground, hosting a confronto

Tempo di lettura: 8 minuti

Un pò di tempo fa, con la scusa del Black Friday/Cyber Monday, stavo valutando qualche alternativa al mio attuale hosting provider, ovvero Hostgator.

Premetto che non ho mai avuto alcun problema durante questi ultimi anni: velocità, caratteristiche tecniche e assistenza clienti sono davvero di altissimo livello, ma visto che il mio lavoro (o almeno, una parte) riguarda anche il web, mi sembra doveroso conoscere un pò più a fondo altre realtà (come ho fatto per Aruba e GoDaddy).

Detto ciò, alla fine ho ceduto alla tentazione e, alla modica cifra di 171,29 Euro, ho acquistato dal provider SiteGround il piano di hosting GrowBig, della durata di 3 anni, con un mega sconto sul prezzo di listino (che sarebbe stato di circa 466 Euro). Come per HostGator, SiteGround offre tre piani di hosting di tipo shared (condiviso): StartUp, GrowBig e GoGeek; i piani corrispondono più o meno ai tre di HostGator: Hatchling, Baby e Business. Il piano GrowBig è il livello intermedio e quindi è paragonabile al mio attuale piano, Baby.

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Il super buco nella sicurezza di Internet si chiama Heartbleed

Il super buco nella sicurezza di Internet si chiama Heartbleed

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Parafrasando “Attila, fratello flagello di Dio”, Heartbleed è il “terremoto traggedia” che sta sconquassando Internet, e questa volta non si tratta di allarmismo (come era successo qui, mea culpa). Il problema è serio, anzi serissimo, ma andiamo per gradi.

Cosa è Heartbleed? E’ il simpatico soprannome dato al bug CVE-2014-0160 che affligge OpenSSL.

Cosa è OpenSSL? E’ un software che utilizza i protocolli SSL e TLS per criptare il traffico Internet e rendere sicure le comunicazioni. Avete presente il lucchettino accanto all’indirizzo di molti siti web, come quello della vostra banca on-line? Ecco, quella roba li (su Wikipedia per info più dettagliate).

Ma qual è il problema? Semplicissimo: per colpa di questo bug, un malintenzionato può tranquillamente leggere in chiaro i dati che transitano fra server e utente, e la cosa ancor più bella è che non lascia nemmeno tracce.

E adesso? Eh, la risposta si trova qui. Scusate, ma stasera sono molto trash.

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Il web Italiano è in pericolo (come al solito)

Il web Italiano è in pericolo (come al solito)

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Post breve e conciso: l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (AGCOM) sta spingendo per far approvare una delibera che consente ad editori e televisioni di poter cancellare qualsiasi contenuto sul web (post di Facebook, video su YouTube, anche siti interi), con una banale segnalazione ed entro 72 ore, senza il coinvolgimento di uno straccio di giudice.

Quali contenuti, direte voi? Qualsiasi contenuto che viene rivendicato come protetto dal diritto d’autore.

Quindi, molto semplicemente, se postate su YouTube il video delle vacanze e mettete in sottofondo un brano coperto da diritto d’autore, rischiate la cancellazione del video o anche la cancellazione dell’intero canale YouTube. Per chi (come me) possiede un blog o un sito, o magari un’attività commerciale su Internet, gli effetti di tale assurdità legislativa sarebbero devastanti. E non ho nemmeno voglia di approfondire il discorso sul grave danno alla libertà di espressione.

Tanto per sottolineare l’assurdità della suddetta legge, in nessun altro paese civile esiste una norma tanto censoria. Come al solito, l’Italia è sempre in prima linea quando si tratta di fare enormi cazzate, in barba alla costituzione e ai diritti civili.

Al contrario, negli USA esiste un concetto chiamato Fair Use, letteralmente “uso leale e corretto”: su Wikipedia c’è una spiegazione abbastanza chiara del concetto.

Su questo blog ci sono informazioni più dettagliate, mentre la petizione per cercare di fermare questa idiozia è disponibile in questo sito. Forse non servirà a una mazza, ma forse si (io sono stato il 1221esimo firmatario).

Internet sotto attacco, ma anche no?

Internet sotto attacco, ma anche no?

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Correggo il tiro della notizia di ieri:

  • Si, c’è stato un attacco di tipo DDoS di dimensioni mai registrate fin’ora;
  • Si, è stato condotto con l’intento di rendere irragiungibile il servizio offerto da SpamHaus;
  • Si, CloudFlare ha messo in atto una buonissima strategia per diluire l’attacco e non far crollare nessuna infrastruttura;
  • Ni, CyberBunker non è stata confermata come responsabile principale (SpamHaus non lo ha confermato, qui un post dal loro blog);
  • No, Internet non si è rotta (c’è stato qualche lieve rallentamento in alcune zone, ma nulla di eclatante);

Punto informatico (qui), rettifica la notizia un pò troppo catastrofista di ieri, e lo faccio anche io.

Il punto della questione è che,catastrofe o no, le notizie che riguardano Internet e il mondo tecnologico si stanno ritagliando il loro spazio anche sulle testate non specialistiche e si scontrano, inevitabilmente, con una impreparazione generale sia da parte dei giornalisti che diffondono le notizie, sia da parte dei lettori che non hanno il giusto grado di competenze di base.

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Internet sotto attacco, nessuno è al sicuro

Internet sotto attacco, nessuno è al sicuro

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La notizia gira da diverse ore in Rete, riportata da tantissimi siti (Repubblica, Punto Informatico, Corriere e, secondo me quello più completo,  TG1) ed è più importante e grave di quanto si pensi.

Il fatto è questo: il provider olandese CyberBunker, famoso per aver ospitato anche il tracker di Pirate Bay, è finito nella “lista nera” di SpamHaus, uno dei più importanti osservatori al mondo per quanto riguarda lo spam e il phishing, ovvero la posta indesiderata. A segnalarlo è stata CloudFlare, una società che si occupa di distribuzione di contenuti digitali e di sicurezza.

Il problema è che da quando SpamHaus ha dichiarato di aver inserito moltissimi siti ospitati da CyberBunker in black list, di colpo il traffico dati è aumentato a dismisura proprio verso i server di SpamHaus: si parla di oltre 300 miliardi di bit al secondo. Se non ho sbagliato i calcoli, sono 34 Gigabyte al secondo: vuol dire che se la vostra connessione Internet fosse così veloce, potreste scaricare due film in Blu-Ray in 1 secondo, o giù di li. Questa enorme mole di dati genera un attacco che si chiama DDoS, ovvero Distributed Denial of Service (la spiegazione è davvero interessante, leggetela su Wikipedia).

In sostanza, dai server di CyberBunker, gli spammer starebbero comandando il loro esercito di computer (o meglio, la loro botnet di zombie: è scritto tutto su Wikipedia, davvero, leggetela!) e stanno bombardando di dati i server di SpamHaus e di mezzo mondo.

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Ultimo update di il .

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