Europa contro Google, atto secondo

Europa contro Google, atto secondo

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Sembra che il passatempo preferito dal Parlamento Europeo, da qualche tempo a questa parte, sia quello di scassare i cosiddetti a Google (con questa storia qui, per esempio). In effetti fra Apple, Oracle e Microsoft (e molti altri, ma questi li ricordo con precisione), sembra che il passatempo preferito del mondo intero sia quello di scassare i cosiddetti a Google. Ma il Parlamento Europeo ne ha combinata un’altra: vorrebbe che, in nome del  libero mercato e della concorrenza, Google si divida in due parti distinte e separate. Insomma, la parte di indicizzazione dei contenuti dovrebbe essere separata da quella commerciale, ovvero dalla vendità di pubblicità, perchè secondo loro Google sfrutta la sua posizione dominante per favorire i clienti paganti e farli risultare in cima alla classifica nelle ricerche (per l’articolo su Punto Informatico, ecco il link)

Ma, scusate: solo io vedo una serie di evidenti contraddizioni in tutto ciò? In televisione, o sui giornali, gli spazi pubblicitari nelle “zone pregiate” (la prima serata in TV, per esempio) non vengono forse pagati a peso d’oro dagli inserzionisti?

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Google e il diritto di dimenticare (o di censurare?)

Google e il diritto di dimenticare (o di censurare?)

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La notizia è più o meno questa: una sentenza della Corte Europea (datata 13 Maggio 2014) che vede coinvolta Google, Google Spain e alcuni rappresentanti di governo di diversi paesi dell’Unione Europea (fra i quali l’Italia) ha sancito che Google deve rimuovere alcune voci dai risultati delle ricerche in quanto lesivi per la reputazione dei soggetti citati.

In parole povere, la Corte Europea ha aperto le porte alla censura, o se preferite, alla riscrittura della storia un pò come viene raccontata nel romanzo 1984 di George Orwell.

E’ abbastanza interessante mettere in relazione il fatto con questa notizia, datata 2 Luglio, dove il giornalista della BBC Robert Peston si chiede “Perchè Google mi ha spedito nell’oblio?”. La risposta è nell’articolo stesso, dove infatti Peston parla del suo articolo e si viene a sapere che aveva parlato delle marachelle della banca Merryl Lynch, e di un tale  Stanley O’Neal (anche se in realtà lo stesso Peston fece intendere che O’Neal fu più che altro un capro espiatorio per i pezzi ben più grossi di lui).

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