Wannacry? No, Petya: un altro attacco globale

Wannacry? No, Petya: un altro attacco globale

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Stessa modalità, stesso fine: un cryptolocker infetta la vostra macchina, rende inutilizzabili i vostri file e l’unico modo per recuperarli è quello di pagare 300 Dollari in Bitcoin per ottenere la password di sblocco.

Questo è ciò che ha fatto Wannacry un mesetto fa, ed è quello che fa anche Petya, un cryptolocker già noto che però è tornato alla ribalta, leggermente modificato (Petrwrap, o un nome simile) in modo da non soffrire delle stesse lacune che hanno reso Petya abbastanza semplice da aggirare.

Come per Wannacry, Petr*qualcosa* sfrutta le falle del sistema SMB di Windows, il noto exploit EternalBlue, al quale però ha aggiunto anche la diffusione mediante e-mail, metodo sicuramente più classico ma efficace cavallo di troia per gli utenti meno attenti.

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Backup gratis delle foto con Amazon

Backup gratis delle foto con Amazon

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Per la precisione, si parla di Amazon Prime Photos (incluso in Amazon Drive), servizio di backup basato sul cloud di Amazon disponibile gratuitamente per i clienti Amazon Prime. Quindi, prima di tutto, occorre essere abbonati al servizio Prime di Amazon, al costo di 19,99 Euro/anno cosa che, se fate acquisti su Amazon regolarmente, è praticamente una scelta obbligata.

In sostanza, Prime Photos offre il backup gratuito e illimitato delle proprie fotografie; per eseguire il backup, è possibile usare l’app per Android e iOS; in alternativa, per computer fissi, c’è l’applicazione per Windows e Mac OS X. Tutti i software si possono scaricare seguendo questo link.

Il servizio è molto semplice: scelta la “fonte” delle vostre foto (cellulare, tablet, computer…) il programma si occupa di copiare semplicemente le foto nel cloud di Amazon; una volta terminato l’upload delle foto, si possono visualizzare, ricercare, modificare (colori, inclinazione e poco altro, niente effetti speciali!) e raggruppare per album.

Gli album, come anche le singole foto, sono condivisibili tramite link via e-mail, oppure come come post su Facebook e Twitter.

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Hostgator vs Siteground, hosting a confronto

Hostgator vs Siteground, hosting a confronto

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Un pò di tempo fa, con la scusa del Black Friday/Cyber Monday, stavo valutando qualche alternativa al mio attuale hosting provider, ovvero Hostgator.

Premetto che non ho mai avuto alcun problema durante questi ultimi anni: velocità, caratteristiche tecniche e assistenza clienti sono davvero di altissimo livello, ma visto che il mio lavoro (o almeno, una parte) riguarda anche il web, mi sembra doveroso conoscere un pò più a fondo altre realtà (come ho fatto per Aruba e GoDaddy).

Detto ciò, alla fine ho ceduto alla tentazione e, alla modica cifra di 171,29 Euro, ho acquistato dal provider SiteGround il piano di hosting GrowBig, della durata di 3 anni, con un mega sconto sul prezzo di listino (che sarebbe stato di circa 466 Euro). Come per HostGator, SiteGround offre tre piani di hosting di tipo shared (condiviso): StartUp, GrowBig e GoGeek; i piani corrispondono più o meno ai tre di HostGator: Hatchling, Baby e Business. Il piano GrowBig è il livello intermedio e quindi è paragonabile al mio attuale piano, Baby.

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Il super buco nella sicurezza di Internet si chiama Heartbleed

Il super buco nella sicurezza di Internet si chiama Heartbleed

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Parafrasando “Attila, fratello flagello di Dio”, Heartbleed è il “terremoto traggedia” che sta sconquassando Internet, e questa volta non si tratta di allarmismo (come era successo qui, mea culpa). Il problema è serio, anzi serissimo, ma andiamo per gradi.

Cosa è Heartbleed? E’ il simpatico soprannome dato al bug CVE-2014-0160 che affligge OpenSSL.

Cosa è OpenSSL? E’ un software che utilizza i protocolli SSL e TLS per criptare il traffico Internet e rendere sicure le comunicazioni. Avete presente il lucchettino accanto all’indirizzo di molti siti web, come quello della vostra banca on-line? Ecco, quella roba li (su Wikipedia per info più dettagliate).

Ma qual è il problema? Semplicissimo: per colpa di questo bug, un malintenzionato può tranquillamente leggere in chiaro i dati che transitano fra server e utente, e la cosa ancor più bella è che non lascia nemmeno tracce.

E adesso? Eh, la risposta si trova qui. Scusate, ma stasera sono molto trash.

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Google Drive abbassa i prezzi

Google Drive abbassa i prezzi

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Ad Aprile di due anni fa pubblicavo una comparativa dei servizi di Cloud Storage, dove si evidenziava che, nonostante non in termini assoluti, Google Drive costava un pò meno dei suoi concorrenti diretti, ovvero Microsoft SkyDrive (ora OneDrive), Box.net, DropBox e SugarSync.

Ora la situazione è nettamente diversa, e dove prima si poteva “giocare” anche su altri fattori (l’integrazione con i dispositivi mobili, la semplicità d’uso, le funzioni aggiuntive…) adesso c’è poco da discutere: Google Drive costa meno di tutti i suoi concorrenti.

Andiamo per gradi, e iniziamo subito con una bella tabellina, anzi due:

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Il web Italiano è in pericolo (come al solito)

Il web Italiano è in pericolo (come al solito)

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Post breve e conciso: l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (AGCOM) sta spingendo per far approvare una delibera che consente ad editori e televisioni di poter cancellare qualsiasi contenuto sul web (post di Facebook, video su YouTube, anche siti interi), con una banale segnalazione ed entro 72 ore, senza il coinvolgimento di uno straccio di giudice.

Quali contenuti, direte voi? Qualsiasi contenuto che viene rivendicato come protetto dal diritto d’autore.

Quindi, molto semplicemente, se postate su YouTube il video delle vacanze e mettete in sottofondo un brano coperto da diritto d’autore, rischiate la cancellazione del video o anche la cancellazione dell’intero canale YouTube. Per chi (come me) possiede un blog o un sito, o magari un’attività commerciale su Internet, gli effetti di tale assurdità legislativa sarebbero devastanti. E non ho nemmeno voglia di approfondire il discorso sul grave danno alla libertà di espressione.

Tanto per sottolineare l’assurdità della suddetta legge, in nessun altro paese civile esiste una norma tanto censoria. Come al solito, l’Italia è sempre in prima linea quando si tratta di fare enormi cazzate, in barba alla costituzione e ai diritti civili.

Al contrario, negli USA esiste un concetto chiamato Fair Use, letteralmente “uso leale e corretto”: su Wikipedia c’è una spiegazione abbastanza chiara del concetto.

Su questo blog ci sono informazioni più dettagliate, mentre la petizione per cercare di fermare questa idiozia è disponibile in questo sito. Forse non servirà a una mazza, ma forse si (io sono stato il 1221esimo firmatario).

Ultimo update di il .

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