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Samsung ha recentemente dichiarato che il prossimo sistema operativo Android, Jelly Bean, sarà disponibile per il Galaxy Nexus, Nexus S, Galaxy Note e, ovviamente, Galaxy S3.

Manca qualcuno? Eh si, manca il Galaxy S2, cazzarola!

Le motivazioni di questa mancanza si possono cercare sia nelle caratteristiche del nuovo OS dichiarate da Google, e in maniera più esplicita nelle dichiarazioni di Samsung. Infatti, quest’ultima ha affermato che l’interfaccia TouchWiz di nuova generazione non girerebbe in maniera ottimale sull’S2 (su un DualCore 1,2 GHz? Ma andiamo…), che la risoluzione di 800×480 non è sufficiente per Jelly Bean (è un cellulare, non un cinema!) e che processore, scheda video (GPU) e RAM non sono sufficienti (no comment).

Ora, visto che si può utilizzare senza problemi Ice Cream Sandwich su un Galaxy Tab 7 (e anche su un Galaxy S1), queste affermazioni mi lasciano interdetto. Diciamolo chiaramente: è una banale scusa per spingere le vendite del Galaxy S3 a discapito dell’S2, uno dei cellulari più venduti di sempre e attualmente ancora fra i migliori sulla piazza (28 milioni di esemplari venduti, mica noccioline).

Google ha ammesso che il grosso problema riscontrato fin’ora con Android è la mancanza di fluidità nelle operazioni quotidiane con il telefono, cosa che ha sempre fatto apparire un banale iPhone 3GS superiore a un Galaxy S2 nonostante le caratteristiche tecniche inferiori.

Questo in parte è dovuto alla natura aperta del sistema, che consente a qualunque produttore di progettare uno smartphone a basso prezzo con caratteristiche modeste, e di poterci comunque installare Android, sfruttando quindi la notorietà del nome. Si arriva quindi a situazioni paradossali, con smartphone dalla potenza insufficiente anche per navigare in Internet, che invece consentono l’utilizzo di qualunque applicazione con il risultato di rendere l’esperienza d’uso frustrante.

E’ questo il motivo che aveva spinto Google, ai tempi del rilascio di HoneyComb (Android versione 3), a non fornire pubblicamente il kit di sviluppo ma di consegnarlo solo ai produttori che potessero garantire hardware dalla potenza adeguata. Ai tempi, inoltre, la questione era più complessa, in quanto ICS era ancora lontano e si doveva arginare l’uso di GingerBread, ritenuto ormai inadeguato per i nuovi smartphone e soprattutto per i tablet.

Tutte queste considerazioni sono solo un lato della medaglia, quello ufficiale. Probabilmente, ed è un’idea personale, il Galaxy S2 e anche altri dispositivi potranno comunque beneficiare di JellyBean, per il semplice motivo che esiste una comunità di sviluppatori attivissima e pronta a raccogliere qualunque sfida: parlo soprattutto di XDA e del team CyanogenMod, che hanno ampiamente dimostrato che tutto è possibile.

La maggior parte di quei 28 milioni di acquirenti del Galaxy S2 compra il telefono, lo usa così com’è e con tutta probabilità non lo aggiornerà mai. Questi utenti saranno anche pronti a sganciare 700 Euro per comprare il Galaxy S3, l’S4 o l’S5, come succede da anni per gli utenti dell’iPhone.

Ma qualche migliaio di questi utenti (o milione? non saprei) è pronto a installare una custom ROM, e per loro il Galaxy S2 è uno smartphone dalla durata ben maggiore, sfruttato a dovere e non verrà sostituito al primo update tecnologico che si presenta all’orizzonte. In fondo, anche un “vecchio” Galaxy S1 riesce a far girare ICS in modo egregio, quindi non vedo il motivo per il quale un S2 non dovrebbe far girare JellyBean. Le caratteristiche del nuovo OS di Google sono elencate sul sito ufficiale, qui.

E’ solo una questione di pazienza…

Hai letto fin qui? Sul serio? Allora forse ti sono stato utile!

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Da quando avevo 8 anni ho sempre giocherellato con qualcosa anche solo vagamente simile a un computer. Attualmente faccio il system administrator su sistemi Windows/Mac/Linux/Qualsiasi, ma in passato ho lavorato anche come illustratore, musicista, webdesigner e pubblicista, e mi sono divertito abbastanza, direi. Ciò non toglie che non svolga queste attività anche ora, solo che dalle 9 alle 18, faccio il system administrator. Tutto qui.

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