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iPhone 6! non vedevo l’ora!

…ed ora la vedo: 9 Settembre 2014, allo Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco, ore 19 italiane. Vado a comprare un biglietto subito. Ironia a parte, non mi dispiacerebbe affatto partecipare ad una presentazione Apple, in quanto immagino che sia un evento assolutamente ben organizzato e spettacolare. A dire il vero, ho partecipato a parecchie presentazioni Apple in Italia, e devo ammettere che l’organizzazione era molto buona ma, ovviamente, non si trattava della presentazione dell’iPhone 6 (cito un prodotto a casaccio) decantato dal CEO Tim Cook  (nomino un personaggio a vanvera). Il massimo che ho potuto gustare dal vivo è stata una divertente gag di due product manager che parlavano del nuovo GarageBand (nuovo ai tempi, visto che era la versione 2, o 3).

Ma passiamo ai fatti: il nuovo iPhone 6, si vocifera in giro, avrà finalmente uno schermo decente e un chip NFC. Fine della storia, perchè a meno che in Apple non abbiano davvero inventato qualcos’altro, sono queste le caratteristiche salienti del nuovo fenomenale smartphone di Cupertino.

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La Mela spiona: anche Apple non si fa gli affari suoi

Leggendo qua e la si notano parecchie notizie inerenti la sicurezza informatica; dopo il famoso Datagate che coinvolge l’agenzia statunitense NSA e “gola profonda Edward Snowden“, si sono moltiplicate le notizie su sicurezza, intercettazioni e privacy. Resto sempre dell’idea che l’italiano medio, alla parola “NSA” risponderebbe con un “no, grazie, non fumo”, ma probabilmente sono solo scettico/cinico.

Fatta la premessa, arriviamo al punto: sembra proprio che anche Apple, zitta zitta, abbia disseminato il suo sistema operativo iOS con diverse Backdoor, che lascerebbero libero accesso ai dati degli utenti. E stiamo parlando di circa 600 milioni di dispositivi, mica noccioline. Ma prima di gridare “al lupo al lupo”, occorre spiegare subito che la questione è si grave, ma non stiamo parlando di una catastrofe nucleare.

Con parole molto simili l’autore della scoperta Jonathan Zdziarski ammonisce diverse testate on-line che hanno gonfiato e manipolato la notizia per creare scalpore, e sul suo blog riprende la discussione più volte e chiarisce meglio la questione. Il primo post è datato 9 Giugno, da li in poi ce ne sono altri.

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Il Cinafonino che ti spia

La notizia non è recentissima, ma di sicuro è una di quelle notizie che è meglio diffondere. Sembra infatti che un particolare Cinafonino, lo Star N9500, si sia rivelato un cellulare spia, capace quindi di intercettare informazioni sensibili (password, account bancari e perfino telefonate ed SMS) a totale insaputa dell’utente.

La notizia è stata diffusa dal sito web della BBC, in seguito all’allarme lanciato dalla società di sicurezza G-Data (ecco la notizia nel loro sito). Il trojan è camuffato da normale applicazione, in questo caso come Google Play Store, applicazione onnipresente e che quindi non desta alcun sospetto. Alcuni utenti che hanno acquistato il cinafonino in questione, attirati dal design praticamente identico al Galaxy S4 e dal prezzo di circa 130/160 Euro, hanno poi installato l’applicazione antivirus di G-Data e proprio grazie a quest’ultima è emerso il problema. 

Non è ancora chiaro se il produttore Star sia a conoscenza del problema, e se quindi il trojan sia effettivamente installato su tutti gli smartphone usciti dalle sue fabbriche. Dopo la pubblicazione della notizia, eBay è stata contattata e, apprese queste informazioni, ha sospeso le vendite relative ai cellulari Star modello n9500. Amazon non ha intrapreso azioni simili, tanto che attualmente ci sono ancora degli smartphone e dei tablet disponibili all’acquisto.

Il problema non è però isolato: Microsoft, nel 2012, denunciò un fatto simile, accusando alcuni produttori Cinesi di aver inserito dei trojan in alcuni computer che avevano Windows preinstallato (fonte della notizia qui). Read More…

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Google e il diritto di dimenticare (o di censurare?)

La notizia è più o meno questa: una sentenza della Corte Europea (datata 13 Maggio 2014) che vede coinvolta Google, Google Spain e alcuni rappresentanti di governo di diversi paesi dell’Unione Europea (fra i quali l’Italia) ha sancito che Google deve rimuovere alcune voci dai risultati delle ricerche in quanto lesivi per la reputazione dei soggetti citati.

In parole povere, la Corte Europea ha aperto le porte alla censura, o se preferite, alla riscrittura della storia un pò come viene raccontata nel romanzo 1984 di George Orwell.

E’ abbastanza interessante mettere in relazione il fatto con questa notizia, datata 2 Luglio, dove il giornalista della BBC Robert Peston si chiede “Perchè Google mi ha spedito nell’oblio?”. La risposta è nell’articolo stesso, dove infatti Peston parla del suo articolo e si viene a sapere che aveva parlato delle marachelle della banca Merryl Lynch, e di un tale  Stanley O’Neal (anche se in realtà lo stesso Peston fece intendere che O’Neal fu più che altro un capro espiatorio per i pezzi ben più grossi di lui).

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