Cyber spionaggio: cosa è (già) successo e alcuni consigli di sicurezza
Gen10

Cyber spionaggio: cosa è (già) successo e alcuni consigli di sicurezza

La vicenda non è nuova: sono ormai diversi anni che non si fa altro che parlare di sicurezza informatica, cyber spionaggio, botnet, malware e simili. Paesi e personaggi di rilievo emersi negli ultimi anni sono stati Angela Merkel, Obama, la NSA, il caso DataGate, Edward Snowden, Julian Assange (e di conseguenza Wikileaks) e molti altri. Date un occhio ai links, troverete molto materiale da leggere 😉

Ma oggi, la notizia ci riporta in casa e più precisamente nella capitale: in breve, come riporta Repubblica (e il Sole24Ore, il Corriere, il Fatto Quotidiano, il garzone della salumeria…) è stata scoperta una simpatica botnet, che per anni ha raccolto informazioni riservate prelevate da sistemi informatici sia dello stato che privati. Nel mirino sono finiti parecchi personaggi di spicco del mondo della finanza, politici e militari (Renzi, Draghi, Monti, La Russa…) e non hanno risparmiato nemmeno il Vaticano, intercettando il cardinale Ravasi. La lista dei nomi la potete trovare sui siti poc’anzi menzionati, e suppongo che col passare del tempo non possa far altro che allungarsi.

Ma il vero nocciolo della questione è: come ci sono riusciti? E come cercare di evitarlo? I responsabili sono due fratelli, Giulio e Francesca Maria Occhionero (45 e 49 anni), e i giornali non mancano di sottolineare come Giulio sia ingegnere nucleare, come se questo fosse un requisito (o quantomeno un vantaggio) rispetto ad un comune mortale con il semplice diploma di maturità. E già qui mi indispettisco un pò, perchè l’informazione data è quantomeno fuorviante; a voler pensare bene (cosa, per me, abbastanza rara), il messaggio che traspare è quello che “per fare queste cose devi essere uno DAVVERO in gamba, mica un pincopallino qualsiasi”.

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Videocamera di sicurezza a prezzo (quasi) zero con Alfred
Nov25

Videocamera di sicurezza a prezzo (quasi) zero con Alfred

Un nome amichevole e un’icona che ricorda il classico maggiordomo anglosassone, ma più sorridente: Alfred è un’app disponibile per dispositivi Android ed Apple, ed il suo scopo principale è quello di trasformare qualsiasi cellulare in una telecamera di sicurezza, controllabile da remoto da qualsiasi altro dispositivo (computer incluso).

Prima di parlare della mia personale esperienza con questa App, sottolineo fin da subito che Alfred è gratuito (con pubblicità, ovviamente) e che, anche in versione gratuita, non ci sono limitazioni di utilizzo.

E’ un dettaglio non di poco conto, perchè sugli App Store (di Google e di Apple) sono presenti moltissimi software molto simili ad Alfred, ma la maggior parte sono a pagamento, oppure non funzionano altrettanto bene, o non funzionano per niente. Mi sono imbattutto in Alfred quasi per caso, dopo aver provato altri software (come WardenCam, che prometteva molto bene ma stranamente non ha funzionato affatto, nemmeno sotto copertura Wi-Fi; magari a voi funziona… link su App Store, link su Google Play).

Il presupposto di base di Alfred è che ognuno di noi, quasi sicuramente, ha un cellulare che non usa abbandonato in un cassetto. 

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Mediacenter super economico YunTab MXV S805
Feb16

Mediacenter super economico YunTab MXV S805

Come regalo per il mio compleanno ho deciso di farmi regalare questo simpatico Media Center Android che, ad un prezzo inferiore a 50 Euro, sembra promettere faville, almeno sulla carta.

Dopo una settimana di utilizzo da utente “normale” (non ho ancora provato né ad eseguire rooting, né a cambiare il software di fabbrica), posso affermare che lo YunTab MXV S805 è un prodotto valido, soprattutto considerando il prezzo davvero contenuto. Nel vasto mondo dei media center/tv box Android ci sono nomi più conosciuti di altri (per esempio, Minix), ma i prezzi sono decisamente più alti. Inoltre, sembrerebbe che questo YunTab MXV sia il clone di un altro prodotto, chiamato invece MXQ, dalle caratteristiche simili. Alla fine, stiamo parlando di prodotti “Cinesi DOC”, ed è normale ritrovarsi con una moltitudine di prodotti che si somigliano fra loro, pacchettizzati con nomi differenti in base alla fabbrichetta che li produce (con sede a Shenzhen, ovvio). Ma parliamo dell’aggeggio che mi sono ritrovato fra le mani, che è meglio.

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Hostgator vs Siteground, hosting a confronto
Feb01

Hostgator vs Siteground, hosting a confronto

Un pò di tempo fa, con la scusa del Black Friday/Cyber Monday, stavo valutando qualche alternativa al mio attuale hosting provider, ovvero Hostgator.

Premetto che non ho mai avuto alcun problema durante questi ultimi anni: velocità, caratteristiche tecniche e assistenza clienti sono davvero di altissimo livello, ma visto che il mio lavoro (o almeno, una parte) riguarda anche il web, mi sembra doveroso conoscere un pò più a fondo altre realtà (come ho fatto per Aruba e GoDaddy).

Detto ciò, alla fine ho ceduto alla tentazione e, alla modica cifra di 171,29 Euro, ho acquistato dal provider SiteGround il piano di hosting GrowBig, della durata di 3 anni, con un mega sconto sul prezzo di listino (che sarebbe stato di circa 466 Euro). Come per HostGator, SiteGround offre tre piani di hosting di tipo shared (condiviso): StartUp, GrowBig e GoGeek; i piani corrispondono più o meno ai tre di HostGator: Hatchling, Baby e Business. Il piano GrowBig è il livello intermedio e quindi è paragonabile al mio attuale piano, Baby.

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